Superfici
di smalti colorati, paillettes, microsfere di vetro, sono gli schermi
su cui agisce Alessandra Tesi, bolognese, 34 anni: artista la cui notorietà
ha superato già i confini nazionali (vive e lavora spesso a Parigi),
per l’originale uso "poetico" che fa della fotografia
e, con prevalenza negli ultimi tempi, del video. Poesia, agli esordi,
dell’assenza o del margine, poi dell’attesa e contemplazione
nei luoghi abbandonati o di natura primaria. Dall’osservazione
di aspetti marginali di diversi "non-luoghi" (alberghi, ospedali,
sale di stazione), l’occhio della Tesi si è andato spostando
su dettagli di interni, su oggetti di uso quotidiano (poltrone, lavandini,
tubazioni). Le recenti videoinstallazioni introducono quasi una mistica
della luce tecnologica, con effetti di pittura mobile e filmica. Segni
comuni (un pallone, una croce di farmacia) si trasformano in evocazioni
di intensa suggestione, spesso arricchita da fondi di rumori e suoni.
Dagli esordi pubblici del 1994-95 ad oggi, il lavoro della Tesi ha interessato
in crescendo musei del contemporaneo (personali al Castello di Rivoli
1999 ed al Macro di Roma, gennaio 1993), grandi mostre internazionali
d’arte come Prospect 96 a Francoforte, Insight Out 1999 (Innsbruck,
Amburgo, Basilea), Biennale di Venezia 2001.