Roland Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia (1980), Einaudi 1980.

“Nel 1865, il giovane Lewis Payne tentò d’assassinare il segretario di Stato W. H. Steward. Alexander Gardner lo fotografò nella sua cella, egli sta aspettando la propria impiccagione. La foto è bella, il giovane anche: è lo studium. Ma il punctum, è: sta per morire. Io leggo nello stesso tempo: questo sarà e questo è stato; osservo con orrore un futuro anteriore di cui la morte è la posta in gioco. Dandomi il passato assoluto (aoristo), la fotografia mi dice la morte al futuro.” (p. 95).

E tuttavia, l’immagine, che ci commuove, ha bisogno di raffreddamento in un nuovo bagno di fissaggio …
Il condannato a morte è un certo Lewis Payne, uno dei cospiratori accusati per l’assassinio del presidente degli Stati uniti, Abramo Lincoln. Autore di questo capolavoro della fotografia criminale è Mathew B. Brady, il famoso fotografo della guerra di Secessione.
Lewis Payne, che venne impiccato, si presta a questo estremo ritratto con piena ed orgogliosa consapevolezza. Si tratta di sapere il significato dell’immagine: la sua capacità di produrre la storia e, mediante questa, l’immortalità. Non è poco per chi è condannato a morire prima del tempo.
È Payne, dunque, più di Brady, ad essere l’autore dell’immagine!